BOCCONI D’INCHIOSTRO

 

Sabato 19 maggio si è tenuta la cerimonia di premiazione del Premio nazionale di Poesia ‘Bocconi d’Inchiostro’. Tra i testi finalisti, la mia poesia Radical Chic Gospel.

RADICAL CHIC GOSPEL (SALMO NR 4)

Madonne impagliate che piangono morti
che manco conoscono. Ipocrite e sante,
feconde di strali, che vivono gomito a gomito
in mezzo ai maiali. Che danno lezioni,
pontificano sopra i barconi, s’incazzano fremono insultano piangono.
Madonne di fango e salotti,
cortesi nei modi, al pettine i nodi
non tornano, allora inventano nuovi
vangeli e diffondono il verbo.
Acerbo il pensiero,
lontano anni luce dal vero, acerbi i pensieri, perche’ fino a ieri
giocavano ai giochi di piazza.
Madonne che pregano il cielo
coperte da un pallido velo,
Madonne davvero
che piangono morti e al contempo
non sanno le sorti del figlio
che portano in braccio.
Madonne che chic si sconvolgono
per un abbraccio di troppo.
Non sia che la piega ai capelli scompaia,
Oddio si va in onda!,
la cena è servita.

Madonne, che il cielo vi assista,
stasera sarete all’inferno,
Se Dio è progressista.

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LE NOTE DELLE NUVOLE A VILLA BOMBRINI

SABATO 31 03 2018, ORE 21:00
Villa Bombrini, Via L.A. Muratori, 5 Genova Cornigliano
LE NOTE DELLE NUVOLE (UNA VITA IN ALTALENA)

di Guido Festinese

diretto e interpretato da Matteo Aldo Maria Rossi

musiche eseguite dal vivo da Stefano Riggi (sax) ,Rodolfo Cervetto(batteria), Dino Cerruti (contrabbasso)

lettura dal vivo della lirica “Pietre” eseguita da Livia Mondini

 

Ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti. 

                Ampio parcheggio libero e gratuito.                           

Info:  jazzlighthousegenova@gmail.com o 3494259796

Le Note Delle Nuvole è il terzo spettacolo della compagnia Note in Quinta, nata nel 2013 con l’intento di unire prosa e musica al servizio di un’inedita e dinamica formula narrativa, per omaggiare i Grandi della tradizione musicale e, attraverso la loro opera, raccontare il mondo, così come ci appare.
Dopo i precedenti Elvira, Elvire (ovvero Puccini: l’uomo, il mito, la musica, l’amore) e GiallOperetta, coi quali si è inteso celebrare l’Opera e l’Operetta, con Le Note Delle Nuvole la prosa incontra il jazz attraverso un tributo a Cesare Marchini, altosassofonista, compositore e arrangiatore scomparso nel 2013, allievo di Lennie Tristano e decano, a Genova, della Bansigu big band.
Le Note Delle Nuvole, adattamento teatrale di Matteo A. M. Rossidell’omonimo racconto di Guido Fetinese (in La regale marginalità, Fusta Editore, 2017), è uno spettacolo-concerto che offre la narrazione della vita e della carriera di Marchini in forma di monologo, intervallato da noti brani (tra i quali alcuni dello stesso Marchini) eseguiti dal vivo da Stefano Riggi (sax), Rodolfo Cervetto (batteria) e Dino Cerruti(contrabbasso).

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“L’esperienza artistica e biografica del musicista attraversa luoghi ed epoche lontane, costantemente alimentata da rigore, disciplina e amore per la musica, dipanandosi lungo un unico filo conduttore, un pentagramma ideale che unisce le remote atmosfere istriane con le ruvide e sonnolenti pietre genovesi. Ecco come l’autore Guido festinese ne descrive la figura unica:
Le note delle nuvole è nato con l’automatismo di scrittura che regalano i sogni, ma con i piedi ben affondati nella realtà. Una ventina d’anni fa, forse qualcosa di più, seguivo come addetto stampa le vicende della Bansigu Big Band, il grande ensemble jazzistico allora diretto da Pietro Leveratto facile da condurre, per dirla come diceva lo stesso Leveratto, “come un tir nei caruggi”. C’era un uomo architrave che non sbagliava mai, che aveva risorse di pazienza infinite, sotto una patina burbera e ironica per chi era più giovane e sbagliava, che preferiva rimanere tra le fila dei sax con le movenze asciutte e la parsimonia di movimenti che veniva da un’altra epoca. Era Cesare Marchini. Mi incuriosiva quell’uomo già d’età sempre elegante e sempre con la battuta fulminante, con occhi che sembravano aver visto molto più di quanto le sue frasi parche raccontassero. E così andò a finire che concordai con Musica Jazz la prima intervista con Marchini. L’uomo, il formidabile pittore iper realistico, l’arrangiatore, il didatta supremo, il sassofonista contralto che, come uno specchio fraterno, restituiva nel fraseggio lucido e architettonicamente perfetto le volute dell’amico Lee Koniz. L’italiano apolide che era stato in giro per mezzo mondo, e sembrava non essersi mai mosso da qui. Cesare diventò mio amico, gradualmente. Ogni volta che pronunciava una mezza frase, saltavano fuori altri particolari da una vita che lui voleva far apparire normale e quasi dimessa, ma in realtà pulsava di fatti, di riflessioni, di lavoro brulicante e creativo, di giovani che si rivolgevano a lui come a una sorta di maestro zen del paradosso. Cesare Marchini è stato un piccolo grande tesoro dell’intelligenza del Novecento. Per questo andava ricordato.”
Guido Festinese

 

 

3×4

Posto un mio racconto che ha recentemente ricevuto una menzione dalla Giuria della IV ed. del Concorso Letterario Nazionale ‘Rosso d’Inverno’ di Dosson, Treviso. Buona lettura.  Mr20180227_191348-1.jpg

3×4

GIORNO I

Certo che se dopo non c’è niente, è davvero una fregatura. No, non si addice proprio, questa frase, a Maria. A lei che Siete andati a messa?, mentre noi avevamo già la testa in spiaggia e che sì, Magari facciamo un salto alla funzione delle 18, o eravamo già andati a quella del sabato sera, giusto prima di cena, è più breve, c’è meno gente e poi fa quasi piacere ascoltare il prete, al fresco di  quella chiesetta antica, dicono risalga all’anno mille e insomma pare di stare dentro a un film: le volte basse, la mezza luce obliqua che filtra da fuori, i muri spessi, una quiete di pietra che quasi potresti crederci, che là in alto ma non troppo, da qualche parte, ci debba essere, un paradiso. No, non si addice a Maria, questa boutade. Non al suo spirito di domina, matriarca che teneva al guinzaglio noi nipoti con sole briglie d’amore. Me la ricordo carica di borse della spesa, sotto rugiade di sudore, No, caro, non ho bisogno di aiuto, vai a fare il bagno, oggi c’è un’acqua splendida…Basta che all’una precisa siate a casa per pranzo. Me la ricordo Prega, tesoro, prega…, sempre solidamente ancorata al quotidiano e al contempo rivolta con tutta se stessa a un divenire certo e ampio, un altrove che abbracciasse i suoi ricordi, antiche voci e insieme ogni possibile speranza di rincontrarsi: un giardino dove ancora una volta ci avrebbe atteso, con meno borse e, se possibile, ancora più pazienza. Certo, quel piccolo ritaglio di foto, tre centimetri per quattro racchiusi in una cornice in miniatura di finto argento ingiallito, racconta un’altra storia, forse addirittura un’altra persona. Ma gli scatti rubati raccolgono la malinconia della gente, forse in quel momento era solo sovrappensiero. Quindi faccio finta di niente, la sfioro con gli occhi ed esco. Occhi bassi, il più delle volte. Prima o poi, dovremo affrontare la questione. Se non fai il bravo, ti vengo a trovare e ti faccio prendere un bello spavento!, mi aveva bonariamente promesso, una volta. Nonna, io il bravo lo farei anche, ma vallo a dire a Corso Gastaldi alle otto di mattina, o su inferni di autobus che grondano miseria, incazzatura, odori più consoni al rientro vespertino che all’antimeridiana campanella. Amen. Ma tant’è, la realtà ci viene addosso a muso duro proprio quando stiamo facendo le cose giuste e dunque qualche demone ha deciso di buttarci fuori strada, rallentarci con ogni sorta di rimescolìo di pancia, intolleranze, insofferenze, antipatie, provocazioni, sguardi cattivi, posti non ceduti, Scusi scende alla prossima? E allora si levi dalle palle, fatto sta che a volte, come oggi, riesco a vedere solo il brutto delle cose. E delle persone. In fondo, degli altri non sopportiamo quello che non accettiamo di noi. Allora dev’essere che mi sto decisamente sullo stomaco. Non c’è altra spiegazione. Allungo il braccio in contro al diciassette, almeno lì sopra non c’è questo vento. Oggi non sopporto nemmeno quello.

GIORNO XV

Maronna mia, che ghiaccia stamatìna, / fa cussì friddu che pur anco gli Angioli / si stringono negli angoli / lordi di piscio et acqua di sentina / a tepidarsi l’ale / e chilli che nun hanno fatto cito / s’abbloccano cumme statue di sale / che l’ummido ha scolpito / a guisa di granito … Ecco, il vantaggio di essere profondamente insoddisfatti è che può capitare, anziché rifugiarsi nell’abbruttimento e nel cinismo o peggio in qualche forma di violenza o autolesionismo, di buttarla in versi, gramelot e settenari. Che poi è un po’ come sparare a salve, a terra alla fine resta soltanto l’umore, con intorno la sua bella striscia bianca da film poliziesco. Come negli episodi della Signora Fletcher che le piacevano tanto. Rido, ammicco. Ma lei non sembra apprezzare troppo, l’ironia o le metafore modernizzanti, dico: è uno spirito pragmatico dall’estetica decisamente classica. Humor caldo, semplice, non certo quello cool, di testa, alla Woody Allen per capirci. Mi sembra di risentirla, Sei proprio ascemelato!, come quando la facevo ridere ma quasi si vergognava a scomporsi di fronte a una sparata sciocca. Da un po’ di tempo ho preso l’abitudine di salutarla, prima di uscire di casa. Prima non ci riuscivo, mi imponevo inconsciamente di considerarla solo un soprammobile, quella cornice in miniatura, non so se per malinconia o per un generico senso di colpa. In fondo un nipote, uno come me per lo meno, se non l’ha fatta la sta studiando, anche dopo gli anta. Va bene, confesso. Ora ti racconto tutto.

GIORNO CCLVII

Per chi non ne vuole, ce n’è sempre, pare che dica (lo diceva spesso) e questa mattina mi fa pure un mezzo sorriso, quella briciola di foto. O più probabilmente oggi ho deciso di concedermi all’ottimismo, sarà che è venerdì, proprio vero che le cose il più delle volte sono come le vogliamo vedere, nel bene o nel male. In ogni caso, come darle torto? Senza dubbio è così (spazzolino, deodorante…), cioè che nell’acqua che non vuoi bere ci anneghi (gel, caffè…), nel mio piccolo lo so bene anch’io, non lo dico per darmi un tono, in fin dei conti sono io che mi trovo da anni, tutti i giorni alla stessa fermata, più o meno lo stesso ufficio, lo stesso bar buoni pasto panini cartongesso (orologio, scarpe…), alla fine uno si convince che sia tutta una prova da superare, tappati il naso e trattieni il fiato, ti ripeti, prima o poi cambia (tracolla, chiavi. Ascensore). Vedrai, che prima o poi cambia. Di recente mi sono accorto che alla fine del mio venticinquesimo anno ne ho compiuti quarantasei. Non voglio dire che rinnego vent’anni della mia vita, semplicemente ho sempre creduto che anche il polistirolo da imballaggio abbia la sua importanza, se serve a proteggere qualcosa di prezioso; dunque vent’anni di polistirolo saranno ben serviti a qualcosa, anche a costo di annegarci dentro, si diceva. Il fatto è capire cosa ci sia di così prezioso per tollerare tutta questa quotidianità e una volta trovato, ding, prenotare la fermata. Scendere. E non salire più.

GIORNO I (ANCORA)

‘Matteo, cosa borbotti?’, la voce di Livia rimbalza dalla cucina per i sessanta metri quadrati scarsi dell’appartamento. In effetti alle sette&trenta di mercolemattìna non sono troppo loquace, al più emetto suoni primordiali, anzi in generale fino alle otto&trenta di ogni giorno lavorativo tendo a pronunciare non più di qualche monosillabo, al massimo mi concedo un monologo interiore dalla sintassi elementare, brandelli di immagini, pensieri basici, operativi: vestiti, colazione, metropolitana, cose così. La verità però è che non mi sono messo a parlare da solo, adesso, ma con quella foto. Con regolarità e, almeno nella mia testa, abbandonandomi a un fitto (per quanto breve) dialogo. A volte mi sento un po’ scemo. A proposito, Per gli scemi non c’è nemmeno il paradiso, diceva spesso e aveva ragione: già ti sorpassano a destra troppi cretini, ogni giorno, capita a tutti, se poi non usi la testa sei del gatto, alla fine l’unico paradiso a cui puoi aspirare è quello che immagini precipitare obliquo dal rosone di una chiesetta dell’anno mille. Così, senza voler aspirare al paradiso, tanto meno a qualche sua forma tangibile in terra, inizi a prendere confidenza col purgatorio, senza far troppo caso se ti sporchi le scarpe: la perfezione, quella, non è di questo mondo. Col purgatorio, dicevo, e con la pietà che lo abita, pietà verso gli altri e dunque, necessariamente, verso di te, se è vero che quello che odiamo negli altri è proprio quanto abbiamo bisogno di perdonare a noi stessi, mentre quello che ci piace, ci piace perché o già lo abbiamo, o vorremmo averlo. Vero, nonna? Sì, ora sorride, decisamente. Devo aver detto qualcosa di giusto, del resto chi parla bene, pensa bene. E viceversa. In fondo, se non è la soluzione ad ogni fastidio, di certo non fa male un po’ di leggerezza. Non fa male ignorare il forte odore di spezie e frittura che emana dal cappotto dell’uomo seduto dietro di me, sul diciassette; o la pena che ispira il ragazzotto incravattato curvo sul suo compiacimento neo-aziendale; o quelli che mi assomigliano a tal punto, nella loro condizione  (o nella mia immaginazione), da risultarmi insopportabili. Cerco di fare il bravo, insomma, anche perché, Se non fai il bravo, ti vengo a trovare e ti faccio prendere un bello spavento!, mi aveva detto. Era solo una minaccia scherzosa, lo capisco, ma Dio sa quanto ora vorrei fosse stata una promessa, di più: un giuramento, perché davvero non riesco a sentirti, adesso, per quanto mi sforzi, per quanto ti guardi e ti sorrida, convinto che quello che mi torna indietro sia a sua volta un sorriso, discreto, appena accennato magari, ma decisamente un sorriso.

PROSSIMO APPUNTAMENTO CON ‘LE NOTE DELLE NUVOLE’

Dopo la bella serata al Count Basie Jazz Club di venerdì scorso, Le Note delle Nuvole tornerà  il 31 marzo a Villa Bombrini, Genova. Seguono aggiornamenti.  

Dettagli sullo spettacolo alla pagina

https://teolidio.wordpress.com/le-note-delle-nuvole/

LE NOTE DELLE NUVOLE AL COUNT BASIE DI GENOVA

Venerdì 02 Febbraio 2018 alle ore 21.30 al Count Basie – Jazz Club (Vico Tana 20r – 16126 – Genova) andrà in scena
LE NOTE DELLE NUVOLE (UNA VITA IN ALTALENA)
Approfondimenti alla pagina

L’esperienza artistica e biografica di un musicista jazz attraversa spesso luoghi ed epoche  lontane,  sviluppandosi  lungo  un  pentagramma  ideale  che  unisce  remote coordinate  geografiche  e  mentali.  Questo  racconta  Le  Note  Delle  Nuvole, l’equilibrio sempre precario tra l’improvvisazione creativa, l’estro e il dovuto rigore formale; tra la costante ricerca di nuove esperienze e la necessità di solidi riferimenti spaziali; tra l’etica del viaggio e il bisogno di un luogo da chiamare casa. Insomma, l’attitudine a combinare azione e reazione, a dondolare e rimbalzare. In una parola, oltre a incarnarne il ritmo elastico, a essere, swing. A vivere quotidianamente oltre la tentazione comune di barattare il fascino della scoperta con la rassicurante e sterile regolarità di piccole certezze. Le Note Delle Nuvole non è dunque solo il racconto di un artista, ma quello di noi tutti. Un monito e insieme un augurio, quello di rendere straordinaria ogni nota. Ogni respiro.
Le Note Delle Nuvole è il terzo spettacolo della compagnia Note in Quinta, nata nel 2013  con  l’intento  di  unire  prosa  e  musica  al  servizio  di  un’inedita  e  dinamica formula  narrativa,  per  omaggiare  i  Grandi  della  tradizione  musicale.  Dopo  i precedenti  Elvira,  Elvire  (ovvero  Puccini:  l’uomo,  il  mito,  la  musica,  l’amore)  e GiallOperetta, coi quali si è inteso celebrare l’Opera e l’Operetta, ne Le Note Delle Nuvole la prosa incontra il jazz in un testo che fonde il teatro di narrazione con noti standard eseguiti dal vivo da Stefano Riggi (sax), Rodolfo Cervetto (batteria) e Dino Cerruti (contrabbasso).
Lo spettacolo è l’adattamento teatrale di Matteo A. M. Rossi dell’omonimo racconto del giornalista e critico musicale Guido Fetinese (in La regale marginalità, Fusta Editore, 2017),  ispirato  alla  vita  di  Cesare  Marchini,  altosassofonista,  compositore  e arrangiatore scomparso nel 2013, allievo di Lennie Tristano e decano, a Genova, della Bansigu big band. Nel corso dello spettacolo verrà data lettura della poesia Pietre, poesia tratta dalla silloge di Matteo A. M. Rossi Pietre–grigio[di]Genova (Ed. Erga, Genova, 2017). A presentare il brano, inserito nel testo in omaggio alla città che ha ospitato Marchini nell’ultima fase della sua vita, sarà il soprano Livia Mondini.


Il Count Basie Jazz Club, in Vico Tana sulla scalinata di Santa Brigida, si trova all’interno delle fondamenta dell’antico convento di Santa Brigida che risale al 1400. Pietra ed archi rendono gli ambienti accoglienti e suggestivi e conferiscono al locale un’acustica invidiabile. Bancone e arredo d’antiquariato completano l’opera.
E’ un luogo affascinante, che trasmette magia e racconta storie che vengono da lontano.

L’atmosfera è familiare e tutto lo staff dei soci che gestisce la sala lo fa con energia e passione: il risultato è quello di un luogo essenziale e ospitale, un luogo dove la musica regna sovrana.

immagine del locale
immagine del locale
immagine del locale

POESIA SOPRA OGNI COSA IN LIBRERIA

Vi aspettiamo giovedì 19 ottobre a partire dalle h 18 presso la Libreria Feltrinelli di via Ceccardi a Genova per la presentazione della collana ‘Poesia Sopra Ogni Cosa’.

‘Poesia sopra ogni cosa’ è un progetto volto alla ricerca di nuovi e inediti spazi per l’espressione poetica.

Nasce dalla  volontà di un piccolo gruppo di aurori, supportati dalle Edizioni Erga di Genova, di restiruire alla poesia una funzione e una identità oggi smarrite.

 

PIETRE, grigio[di]Genova, edita da Edizioni Erga per la collana Poesia sopra ogni cosa, in collaborazione e col patrocinio del Festival Internazionale della Poesia di Genova, è disponibile ai seguenti link:

https://www.amazon.it/Pietre-grigio-Genova-Matteo-Maria/dp/888163984X

http://www.unilibro.it/libro/rossi-matteo-aldo-maria/pietre-grigio-di-genova/9788881639847

https://m.libreriauniversitaria.it/#!/author/libri-italiani/Rossi-Matteo-Aldo-Maria


PIETRE, grigio[di]Genova, un ideale itinerario attraverso la città, il suo centro, i suoi personaggi e le sue ombre, rappresenta il primo movimento dell’indagine poetica dell’autore, un vero e proprio ‘laboratorio’ della sua poetica e del suo stile.

Nell’opera emerge la visione della Poesia non tanto e non solo come genere, bensì come atteggiamento e modo di rappresentazione del mondo e dell’umano attraverso la descrizione del quotidiano.

Tra penne, pennelli e scalpelli…

Per i LUNEDI LETTERARI DI ALBISOLA SUPERIORE – XVI EDIZIONE

lunedì 4 settembre 2017 alle ore 18

presso la Scuola di ceramica, avrà luogo

     ‘Tra penne, pennelli e scalpelli’

con letture di

Livia Mondini e Matteo Aldo Maria Rossi

Presentazioni critiche del prof. Francesco De Nicola (Università di Genova e Granada).

Incontri e incroci tra scrittori pittori e scultori italiani in una ampia rassegna illustrata che va da Dante a Giotto, dall’ Alberti a Leonardo da Vinci e Michelangelo, dal Canaletto a D’Azeglio, da Baroni a D’Annunzio per concludere con Buzzati.

info: tel 019 480 500, cell 347 5860648, biblioclub@libero.it

Tutti gli appuntamenti: mijhp-rmslu

 

UN RICORDO DI SPENSLEY NELLA NUOVA MOSTRA DEL MUSEO DELLA STORIA DEL GENOA

Fondazione Genoa inaugura il 29 giugno presso il Museo della Storia del Genoa la mostra “Semmo Do Zena, tutta un’altra musica“, esposizione che si propone di illustrare il rapporto tra il mondo del Genoa e quello musicale.

Nella colonna sonora delle varie composizioni ci sarà anche la canzone di Matteo A. M. Rossi ‘Da qualche parte ancora’, scritta in ricordo di Spensley.

Ecco il link della conferenza d’apertura:

https://www.google.it/amp/buoncalcioatutti.it/2017/06/23/museo-del-genoa-dal-29-giugno-al-7-gennaio-partira-la-mostra-semmo-do-zena/amp/

CUORE EMILIANO, OMAGGIO AL POETA ROBERTO ROVERSI (WORLD MUSIC/4)

Ultimo appuntamento coi miei interventi su World Music (Edt Ed.). Nel n.55, una breve intervista a Roberto Roversi, scrittore, poeta e giornalista, alcuni dei cui versi sono stati musicati da Lucio Dalla.

Buona Lettura.

https://teolidio.wordpress.com/world-music/

ETNIE METROPOLITANE: LE PAROLE DI LUCIO DALLA (WORLD MUSIC/3)

Terzo appuntamento con gli articoli che ho scritto per la rivista World Music. Nel nr. 51, un itinerario nella poetica di Lucio Dalla e il suo linguaggio metropolitano.

Buona lettura.

https://teolidio.wordpress.com/world-music/