‘LE NOTE DELLE NUVOLE’ a SAVIGNONE

Le Note delle Nuvole (una vita in altalena),
spettacolo-concerto jazz,
TEATRO BOTTO di SAVIGNONE (GE), 9 AGOSTO h 21:00
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Le Note Delle Nuvole, adattamento teatrale di Matteo A. M. Rossi dell’omonimo racconto di Guido Fetinese (in La regale marginalità, Fusta Editore, 2017), è uno spettacolo-concerto che narra la vita e la carriera del sassofonista Cesare Marchini in forma di monologo, intervallato da noti brani eseguiti dal vivo da Stefano Riggi (sax), Rodolfo Cervetto (batteria) e Dino Cerruti (contrabbasso) e accompagnato dalle splendide fotografie di Maurizio Logiacco.

L’esperienza artistica e biografica del musicista attraversa luoghi ed epoche lontane, costantemente alimentata da rigore, disciplina e amore per la musica, dipanandosi lungo un unico filo conduttore, un pentagramma che unisce le remote atmosfere istriane con le ruvide e sonnolenti pietre genovesi.
Ecco come l’autore Guido festinese ne descrive la figura unica:
“Le note delle nuvole è nato con l’automatismo di scrittura che regalano i sogni, ma con i piedi ben affondati nella realtà. Una ventina d’anni fa, forse qualcosa di più, seguivo come addetto stampa le vicende della Bansigu Big Band, il grande ensemble jazzistico allora diretto da Pietro Leveratto facile da condurre, per dirla come diceva lo stesso Leveratto, “come un tir nei caruggi”. C’era un uomo architrave che non sbagliava mai, che aveva risorse di pazienza infinite, sotto una patina burbera e ironica per chi era più giovane e sbagliava, che preferiva rimanere tra le fila dei sax con le movenze asciutte e la parsimonia di movimenti che veniva da un’altra epoca. Era Cesare Marchini. Mi incuriosiva quell’uomo già d’età sempre elegante e sempre con la battuta fulminante, con occhi che sembravano aver visto molto più di quanto le sue frasi parche raccontassero. E così andò a finire che concordai con Musica Jazz la prima intervista con Marchini.L’uomo, il formidabile pittore iper realistico, l’arrangiatore, il didatta supremo, il sassofonista contralto che, come uno specchio fraterno, restituiva nel fraseggio lucido e architettonicamente perfetto le volute dell’amico Lee Koniz. L’italiano apolide che era stato in giro per mezzo mondo, e sembrava non essersi mai mosso da qui. Cesare diventò mio amico, gradualmente. Ogni volta che pronunciava una mezza frase, saltavano fuori altri particolari da una vita che lui voleva far apparire normale e quasi dimessa, ma in realtà pulsava di fatti, di riflessioni, di lavoro brulicante e creativo, di giovani che si rivolgevano a lui come a una sorta di maestro zen del paradosso. Cesare Marchini è stato un piccolo grande tesoro dell’intelligenza del Novecento. Per questo andava ricordato.” (Guido Festinese)

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